L’Alleanza contro la povertà non si accontenta, anzi rilancia. In questi giorni è in corso la discussione in Senato sulla legge delega per il contrasto alla povertà che però, secondo l’Alleanza, può e deve essere migliorata.

Il provvedimento dovrebbe portare all’istituzione del cosiddetto Reddito di inclusione, ovvero un assegno da 400 euro mensili da utilizzare per l’acquisto di beni di prima necessità e per il pagamento delle bollette. I beneficiari saranno le persone con un reddito inferiore a 3.000 euro, dando priorità alle famiglie con minori a carico o con donne in stato di gravidanza.
Secondo l’Alleanza contro la povertà, però, c’è il rischio che il periodo di incertezza politica possa danneggiare il provvedimento, privandolo del contenuto innovativo necessario. “L’Alleanza contro la povertà in Italia accoglie positivamente la rinnovata attenzione del Governo, del Parlamento e delle forze politiche sul tema della povertà. Tuttavia – continua l’Alleanza – esprime una preoccupazione per l’attuale fase d’incertezza politica che rischia di limitare il contenuto della legge delega“.
Non basta, dunque, portare a casa una legge di contrasto alla povertà (al momento l’Italia è l’unico paese europeo a non avere uno strumento contro la povertà assoluta), ma occorre lanciare un piano pluriennale che abbracci tutte le 4,6 milioni di persone che al momento vivono in stato di povertà assoluta.
La legge attuale coprirebbe solamente 3 poveri su 10, un numero assolutamente esiguo. Per questo motivo viene chiesto al Parlamento e al Governo di modificare alcuni aspetti della delega.

L’alleanza contro la povertà ha presentato le proprie proposte nel corso di un’audizione in Parlamento, sottolineando le mancanze della delega ed i possibili contenuti migliorativi. Un aspetto di cui la legge dovrà sicuramente tenere conto è il costo dell’abitare. Il Reddito di Inclusione deve tenere in considerazione anche i canoni degli affitti, infatti, prevedendo forme di deduzione dell’affitto dal reddito disponibile.
In questo modo sarà possibile, ad esempio, differenziare a livello territoriale il sostegno economico in base ai canoni presenti nelle diverse città.
L’Alleanza, inoltre, ritiene che il criterio per distinguere le varie forme di povertà non sia la presenza o meno di minori a carico, ma semplicemente l’intensità della povertà.
I primi a beneficare dei fondi, dunque, dovranno essere i più poveri, salvo poi aumentare gradualmente la platea dei beneficiari ed arrivare nel più breve tempo possibile a fornire misure assistenziale a tutte le persone che vivono in stato di indigenza.
Sarà fondamentale anche implementare l’inserimento lavorativo, seguendo il modello lanciato dal Sostegno di Inclusione Attiva sperimentato nei Comuni. Il Reddito di Inclusione, infatti, non dovrà essere un semplice strumento assistenziale, ma un vero e proprio veicolo di riduzione delle diseguaglianze e di miglioramento della condizione sociale ed economica.