Per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 non sono sufficienti gli investimenti pubblici, ma è necessario un intervento capillare degli attori privati.

Ancora oggi, però, rimane difficile convincere alcuni imprenditori che investire nella sostenibilità ambientale e in attività dalle forti ricadute sociali è un’operazione intelligente e produttiva. Il Rapporto GreenItaly ha mostrato, ad esempio, che le aziende italiane che hanno dirottato le loro risorse verso la green economy hanno avuto un migliore rendimento sia in termini di risultati economici che occupazionali.
5-per-milleLa crisi ha messo in evidenza la necessità impellente di riformare il modello capitalista e la sua deriva speculativa, portando le aziende a percorrere una strada diversa, quella dell’impatto sociale e della sostenibilità economica.
Il discorso vale per i big player mondiali dell’economia, ma anche per i paesi in via di sviluppo.

Il Development Cooperation Report 2016realizzato dall’Ocse, dedica ampio spazio proprio a quest’ultima categoria di nazioni, da sempre oggetto di interesse della cooperazione internazionale. Per creare lavoro e produrre valore in questi stati, sottolinea l’Ocse, non bastano le risorse dei governi e quelli della cooperazione internazionale, sono necessari altresì anche dei forti investimenti privati. Un assunto confermato da un dato di fatto: allo stato attuale il  90% dei posti di lavoro in queste realtà viene dal settore privato.
Il passo successivo è rendere convenienti gli investimenti in questi paesi, facendo della sostenibilità un modello di business.
L’Ocse ha messo a punto cinque strategie per trasformare il privato in uno degli attori principali per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030:

  1. aumentare i foreign direct investments nei paesi più poveri, ovvero far crescere gli investimenti delle società estere per creare nuovi posti di lavoro ed implementare nuove tecnologie;
  2. incentivare gli investimenti esteri attraverso agevolazioni, sussidi e meccanismi per abbassare i rischi;
  3. misurare l’impatto dell’intervento pubblico a sostegno degli investimenti privati;
  4. favorire gli investimenti ad impatto sociale, in quanto interventi strategici in grado di diminuire le diseguaglianze e di garantire al contempo efficienza ed innovazione tecnologica.
  5. ricercare la trasparenza e la responsabilità degli attori privati, che dovranno essere sottoposti ai principi di “responsible business conduct”  così come accade per gli enti del non profit.